Granuloma dentale su due premolari: recupero dei denti ed evoluzione a quasi 2 anni

Prima dell’Estrazione: recupero di due premolari con estese lesioni apicali e controllo a quasi 2 anni

Due premolari molto compromessi devono necessariamente essere estratti?

Ci sono situazioni cliniche nelle quali l’estrazione e la successiva sostituzione implantare rappresentano una possibilità terapeutica concreta. Questo però non significa che sia sempre l’unica strada percorribile.

Il caso descritto riguarda due premolari superiori fortemente compromessi, entrambi associati a estese lesioni periapicali. Uno dei due elementi presentava una corona clinica parzialmente distrutta, mentre nell’altro la struttura coronale era praticamente assente.

Al paziente era stata prospettata la possibilità di procedere con l’estrazione dei denti e la loro successiva sostituzione mediante impianti.

Dopo una valutazione clinica e radiografica approfondita, tuttavia, è stata considerata anche un’altra possibilità: tentare il recupero dei due denti naturali, verificando prima se esistessero condizioni biologiche e strutturali sufficienti per affrontare un trattamento conservativo.

 

Il trattamento è stato eseguito nel 2024.

Il controllo radiografico del 16 settembre 2026, a quasi due anni di distanza, mostra la risoluzione delle lesioni periapicali e una significativa riorganizzazione del tessuto osseo. Il percorso è stato successivamente completato con la riabilitazione definitiva mediante corone in ceramica.

Questo caso rappresenta molto bene il principio alla base del progetto Prima dell’Estrazione⁠: prima di sostituire un dente naturale, quando esistono condizioni favorevoli, è utile valutare attentamente se possa essere recuperato.

Situazione iniziale: due denti compromessi, ma non necessariamente irrecuperabili

La radiografia iniziale del 4 ottobre 2024 evidenziava una situazione complessa.

Erano presenti due premolari superiori con importanti problematiche sia endodontiche sia strutturali.

In particolare:

Quando si osservano contemporaneamente una compromissione coronale importante e una lesione apicale estesa, è comprensibile che venga presa in considerazione anche l’estrazione.

La decisione, però, non dovrebbe dipendere esclusivamente dalle dimensioni della lesione radiografica o dall’aspetto iniziale del dente.

Occorre valutare contemporaneamente:

Solo dopo questa valutazione è possibile stabilire se il recupero del dente sia realmente ragionevole.

Granuloma dentale: la lesione è la conseguenza, non la causa

Le aree radiotrasparenti visibili attorno agli apici erano compatibili con lesioni periapicali croniche, comunemente indicate dai pazienti come granulomi dentali.

È importante comprendere cosa significa realmente.

Il granuloma non nasce perché “l’osso si ammala” autonomamente.

La causa primaria è generalmente rappresentata dalla presenza di microrganismi all’interno del sistema canalare.

Quando la polpa dentale perde vitalità o quando un precedente trattamento endodontico non riesce a controllare completamente la contaminazione batterica, i microrganismi e i loro prodotti possono mantenere una risposta infiammatoria nei tessuti attorno all’apice.

Radiograficamente questa situazione può manifestarsi come un’area più scura attorno alla radice.

Per questo motivo, quando il dente è recuperabile, l’obiettivo della terapia non è semplicemente “far sparire la macchia sulla radiografia”.

L’obiettivo è molto più concreto:

eliminare o ridurre il più possibile la contaminazione batterica all’interno dei canali e creare le condizioni perché l’organismo possa riparare i tessuti.

Altri esempi di questo processo di guarigione sono documentati nel caso di granuloma su incisivo laterale 22 con controllo a 3 anni⁠ e nel caso di granuloma dentale con evoluzione radiografica a 16 mesi⁠.

La scelta terapeutica: tentare il recupero dei due denti

Dopo aver spiegato al paziente la situazione e le diverse possibilità terapeutiche, si è deciso di tentare il recupero dei due premolari naturali.

Questo non significa “salvare ogni dente a qualsiasi costo”.

Esistono denti nei quali l’estrazione rappresenta realmente la soluzione più razionale, ad esempio in presenza di fratture radicolari verticali, compromissioni parodontali molto avanzate o quantità di struttura residua incompatibile con una ricostruzione prevedibile.

In questo caso, tuttavia, la valutazione ha indicato che esistevano ancora condizioni sufficienti per tentare un approccio conservativo.

Il percorso prevedeva due obiettivi distinti ma strettamente collegati:

  1. risolvere la componente biologica, intervenendo sul sistema canalare e sull’infezione;
  2. ricostruire la componente strutturale, preparando successivamente i denti alla riabilitazione protesica definitiva.

È proprio questa integrazione tra endodonzia e ricostruzione a determinare la prognosi reale del dente.

Il ruolo del microscopio operatorio

Nei casi complessi il microscopio operatorio non rappresenta semplicemente un ingrandimento “comodo”.

Serve soprattutto a migliorare il controllo visivo del campo operatorio.

Quando si lavora su denti molto compromessi, ogni millimetro di struttura residua ha valore.

L’ingrandimento e l’illuminazione coassiale permettono di:

Questo diventa ancora più importante quando la struttura coronale è già fortemente ridotta.

L’obiettivo non è semplicemente completare la terapia canalare, ma farlo preservando quanto più possibile ciò che resta del dente.

Per approfondire questo aspetto puoi leggere Devitalizzazione con microscopio⁠ e Ritrattamento canalare con microscopio⁠.

Detersione e disinfezione: la fase biologicamente più importante

Uno degli equivoci più comuni è pensare che il successo di una terapia endodontica dipenda prevalentemente da ciò che si vede nella radiografia finale.

Una buona otturazione canalare è importante, ma prima di poter sigillare i canali bisogna ottenere una detersione efficace.

Il sistema canalare non è costituito da semplici tubi cilindrici.

Può presentare:

La sola sagomatura, quindi, non è sufficiente.

Durante il trattamento la preparazione meccanica viene associata a una irrigazione abbondante con soluzioni disinfettanti.

La finalità è:

L’attivazione delle soluzioni irriganti aumenta ulteriormente la loro capacità di penetrazione e movimento all’interno del sistema canalare.

In presenza di lesioni periapicali estese, questa fase assume un’importanza ancora maggiore.

Non è infatti la quantità di guttaperca presente nella radiografia a determinare la guarigione dell’osso.

È soprattutto il controllo dell’infezione a consentire ai tessuti periapicali di iniziare il processo di riparazione.

Otturazione e sigillo del sistema canalare

Una volta completate la sagomatura, la detersione e la disinfezione, i canali sono stati preparati per l’otturazione definitiva.

L’obiettivo dell’otturazione è sigillare tridimensionalmente il sistema canalare e ridurre il rischio di una nuova contaminazione.

Anche questa fase deve essere considerata parte di un percorso complessivo:

diagnosi → accesso → detersione → disinfezione → sigillo → ricostruzione coronale.

Saltare o sottovalutare uno di questi passaggi può compromettere il risultato complessivo.

Recuperare il dente non significa soltanto trattare i canali

In questo caso il problema era particolarmente interessante perché entrambi i denti presentavano anche una compromissione strutturale importante.

Un premolare aveva perso una parte significativa della propria corona clinica.

L’altro presentava una distruzione coronale ancora maggiore.

Una terapia endodontica tecnicamente corretta avrebbe quindi risolto soltanto una parte del problema.

Era necessario creare condizioni che permettessero successivamente di ricostruire e proteggere i denti durante la funzione masticatoria.

Il recupero del dente naturale richiede infatti di considerare contemporaneamente:

Questo concetto è documentato anche nel caso di ritrattamento di premolare superiore con allungamento coronale e ricostruzione con perno in fibra⁠.

Controllo a quasi 2 anni: cosa mostra la radiografia

La radiografia di controllo del 16 settembre 2026, confrontata con quella iniziale del 4 ottobre 2024, documenta un cambiamento molto evidente.

Le ampie radiotrasparenze periapicali inizialmente presenti non sono più apprezzabili nello stesso modo.

Si osserva una riorganizzazione del tessuto osseo nelle aree precedentemente interessate dalle lesioni, con un quadro radiografico compatibile con la guarigione delle lesioni periapicali.

Il dato è importante perché il follow-up non riguarda poche settimane dopo il trattamento.

Parliamo di quasi due anni di osservazione.

È proprio il controllo nel tempo a fornire una delle informazioni più utili sulla risposta biologica dei tessuti.

Una radiografia eseguita immediatamente dopo il trattamento permette di controllare l’otturazione canalare.

Una radiografia eseguita a distanza permette invece di valutare ciò che conta biologicamente:

come l’organismo ha risposto dopo l’eliminazione della causa dell’infezione.

Completamento con corone in ceramica

Una volta ottenute condizioni cliniche favorevoli e verificata l’evoluzione positiva del quadro periapicale, il percorso è stato completato mediante corone in ceramica.

La protezione protesica assume particolare importanza nei denti posteriori precedentemente compromessi.

Un dente che ha perso una quantità significativa di struttura non deve soltanto essere privo di infezione.

Deve anche essere protetto dalle sollecitazioni masticatorie.

La riabilitazione protesica consente di:

Il risultato finale è quindi frutto di un percorso composto da più fasi, non da una singola procedura.

Il significato di questo caso

Questo caso non vuole dimostrare che ogni dente proposto per estrazione possa essere recuperato.

Sarebbe clinicamente scorretto.

Mostra invece qualcosa di più utile:

prima di estrarre un dente complesso, quando esistono condizioni favorevoli, può avere senso verificarne attentamente la recuperabilità.

Nel caso descritto l’alternativa implantare era stata prospettata.

La successiva valutazione ha però consentito di tentare il recupero dei due elementi naturali.

A quasi due anni dal trattamento:

Questo rappresenta esattamente il concetto che guida il progetto Prima dell’Estrazione⁠.

Il dente naturale è un organo che, quando è recuperabile, ha un valore biologico superiore a qualsiasi sostituzione artificiale.

L’impianto rimane una soluzione importante quando il dente non è più recuperabile.

Ma non dovrebbe necessariamente essere il punto di partenza quando esistono ancora possibilità concrete di mantenere il dente naturale.

Casi clinici correlati

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👉 Ritrattamento endodontico con allungamento di corona clinica e perno in fibra⁠

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Prima dell’Estrazione

Se ti è stata prospettata l’estrazione di un dente, una valutazione approfondita può aiutare a capire se esistono ancora condizioni concrete per recuperarlo.

👉 Prima dell’Estrazione: verifica se il dente può essere salvato⁠

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Vuoi capire se un dente molto compromesso può ancora essere recuperato?

Quando un dente presenta una lesione apicale estesa, una precedente terapia o una perdita importante di struttura, la decisione tra recupero ed estrazione richiede una valutazione complessiva.

Il Dott. Attilio Regio riceve presso La Compagnia del Sorriso S.r.l. a Chiaravalle Centrale, dove vengono valutati anche casi endodontici complessi con l’obiettivo di verificare, quando clinicamente possibile, la possibilità di conservare il dente naturale.

👉 Approfondisci il progetto Prima dell’Estrazione⁠